La sofferenza ha un senso?

Pubblicato il 21 mag 2026

“La sofferenza smette di essere sofferenza nel momento in cui le dai un senso”

Viktor Frankl


La domanda che mi sono posto ultimamente è:

Ma la sofferenza ha un senso?


Tutti noi soffriamo.

Per i motivi più disparati.

Da quelli più banali al non sapere nemmeno perché.

La sofferenza attraversa ogni uomo almeno una volta.

Fa schifo soffrire.

Non credo piaccia a qualcuno.

(giusto se sei appassionato a quei giochetti bondage…)

Tutti noi ci troviamo ad affrontarla.

Credendo che la razionalità possa guarirla.

Pensare:

“Sì, ho capito cosa mi fa soffrire, non lo voglio più…”

“Sì, adesso mi metto e risolvo tutti i miei problemi.”

Queste e tante altre stronzate che non funzionano.

Non basta purtroppo.

Dal punto di vista psicobiologico,

razionalità ed emotività non vanno proprio a braccetto, mio malgrado.

Quando soffriamo, il nostro cervello è come se percepisse un pericolo.

il sistema nervoso si attiva e per essere più efficiente usa l’amigdala (l’istinto), smettendo di usare la nostra corteccia prefrontale (la ragione).

Risultato:

razionalmente abbiamo capito come affrontare qualcosa, ma a livello istintivo e profondo stiamo ancora combattendo un’emergenza.

Biologicamente ha pure senso…

Un tempo il nostro istinto di sopravvivenza si attivava in situazioni oscillanti tra la vita e la morte.

Per questo il cervello preferisce un falso positivo piuttosto che un game over completo del sistema.

Quindi si attiva anche quando non è detto che ci sia davvero un pericolo mortale.

Basta qualcosa che ricrei sensazioni simili.

Nel dubbio il cervello si tutela.

Sia mai venisse denunciato perché ha mancato il segnale di un leone che ti sta per sbranare.

E quindi come si supera, scientificamente parlando?

Facendo attenuare quella sensazione di pericolo.

Finché il sistema nervoso non segnala che è tutto okay.

Solo allora il cervello smette di andare in modalità efficienza e torna sull’efficacia.

Ricominciando a usare davvero la ragione.

Ecco spiegata forse l’enshittification del mondo moderno:

magari siamo tutti semplicemente spaventati.

(che finaccia un gestionale che parla di ste cose…)


Una volta affrontata la scienza dietro al perché ci si stringe lo stomaco fino ad arrotolarsi su se stesso, rimane però la domanda vera.

Ma filosoficamente parlando,

questa sofferenza che ci brucia dentro ha un senso oppure era meglio se si faceva i cazzi suoi?

(romanamente parlando…)

Da un po’ di tempo ho voluto approfondire la psichiatria e, come è giusto fare quando vuoi andare in profondità, tocca perlustrarne anche i fondamenti.

Mi sono imbattuto in Viktor Frankl.

Se non lo conosci, ti obbligo, se vuoi avere a che fare con me, a vedere almeno un pezzo della splendida Monografia di Rick Dufer su di lui.

Frankl era un neurologo, psicoterapeuta e filosofo austriaco di origine ebraica, internato ad Auschwitz.

Uno che di sofferenza ne ha vista parecchia.

E toccata con mano.

Fondatore della logoterapia, un approccio esistenziale basato sulla ricerca di un senso.

Ed è proprio lì che mi sono scontrato.

Un ebreo che prova a trovare un significato al dolore vissuto in un campo di concentramento…

Ma come cazzo ha fatto?

Io a malapena trovo un senso al perché puntualmente mi innamoro della persona sbagliata.

Figurati trovare un senso a una sofferenza così grande.

Lui afferma che l’unico modo per affrontare il dolore è provare a dargli un significato.

L’universo di per sé è caotico e indifferente.

Gli esseri umani hanno il potere cognitivo di imporre un senso al caos.

Ti pare facile Viktor?

Spesso non sappiamo trovarlo.

Il dolore è troppo forte per riuscire addirittura a dargli un motivo.

Oppure semplicemente non siamo così fatalisti da pensare che tutto abbia un senso.

E tantomeno da imporcelo.


E poi siamo proprio sicuri che tutto debba avere un senso?

Okay Andrea, sì.

Il vino che versi nell’imbuto prima o poi entrerà nella bottiglia giusta.

Ma chi ce lo dice che quella bottiglia sia giusta?

Ma poi giusta per chi?

Per quanto tempo è giusta?

E se ce ne fosse una migliore?

Soffire ha un senso?

C’è una motivazione dietro le cose brutte che ci accadono?

Ci serve tutto per crescere?

Niente ci fa involvere?

A lungo termine è tutto una monotona crescente?

Troppe domande.

Poche risposte.

Come tutto nella vita…


Non so che risposta dare.

E non credo nemmeno esista davvero una risposta universale.

Forse riuscirò a darmela alla fine del viaggio.

Ma effettivamente non sono un campione diversificato, numeroso e statisticamente valido.

Sarà semplicemente la mia risposta.

Alla mia giovane età credo che tutto abbia un senso.

O perlomeno mi sforzo di trovarlo.

Cerco di imparare dalla sofferenza.

Di non ripetere gli stessi errori.

Di affrontarla di petto invece di nascondere la sabbia sotto al tappeto.

Non so se le cose atroci della vita abbiano davvero un senso.

Credo di sì.

Ma è difficile trovarlo mentre sei dentro al turbinio della sofferenza.

Spesso il tempo cura le ferite.

Il senso però lo capiamo solo a consuntivo.

Eppure credo sia un ottimo modo per affrontarla.

Non sfuggirla.

Non nasconderla.

Provare ad abbracciarla talmente tanto da darle un motivo.

E più le cose si fanno buie, più diventa difficile.

Però se c’è riuscito Frankl in un campo di concentramento, non vedo perché noi non dovremmo almeno provarci…

(bias di sopravvivenza)


Come ogni volta che provo a trovare una risposta, finisco con più domande di prima.

E senza sapere davvero come rispondere.

Però per esperienza personale sforzatevi:

di dare un senso alle cose.

Anche quando è difficile.

Anche quando sembra impossibile trovarlo.

Provateci.

Forse quel segnale di pericolo nel cervello si attenuerà.

Forse capirà che non sta arrivando un leone.

Che magari è solo la vita che ci sta dicendo di cambiare.

Siamo noi a scegliere come reagire.

Anche se a volte si è stanchi

di dover reagire ogni singola volta…


Si vede che guardo sempre il bicchiere mezzo pieno.

(mai vero)





A presto.

A.L.





P.S.

Leggetevi “L’uomo alla ricerca di senso” di Viktor.

Non ringraziatemi troppo.

Soprattutto perché vi devasterà…

Ma tutto ha un senso no?

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