La mia paura più grande
Pubblicato il 2 mar 2026
Sono le 18.30 di un uggioso lunedì.
Sono in uno di quei posti in cui vado quando voglio sentirmi solo.
Mi siedo e comincio a scrivere.
Qualche tempo fa ho letto un libro che diceva che la vulnerabilità è la chiave per una vita migliore.
Per quanto fosse banale, rimasi di stucco.
Sono tutto il contrario di una persona vulnerabile.
Mi sono sempre tenuto tutto per me.
Ho sempre affrontato tutto da solo.
Poche persone mi hanno visto stare davvero male.
Forse nemmeno i miei genitori.
Sono bravo a nascondere.
Quella frase mi colpì.
E decisi che nella mia vita dovevo aprirmi, almeno provarci.
E così feci.
Nasce il blog.
Mi apro di più con le persone intorno a me.
Mostro lati di me più vulnerabili.
Getto via la corazza fatta di insicurezze.
E decido di vedere che succede.
Succedono tante cose che non vi elencherò.
Ma sicuramente non tornerò più indietro.
Anche se ho sofferto molto.
Mi ha dato tanto.
Fino a poco tempo fa’ credevo che la mia più grande paura fosse il tempo.
Ma da poco ho capito davvero cosa mi spaventa più di ogni altra cosa.
E quindi ho deciso di aprirmi qui con te.
Il post non sarà pubblicizzato.
Sarà un regalo per te che lo spulci ogni tanto.
Si autodistruggerà quando tornerò dal mio detox.
Sono sempre stato una persona particolare.
Sto benissimo insieme a tanta gente.
E sto benissimo solo.
Poi ci sono stati alti e bassi nella vita, momenti in cui stavo meglio solo e attimi in cui stavo meglio con gli altri.
Ma ho sempre sentito dentro di me un forte senso di solitudine.
Una solitudine profonda.
Un vuoto che probabilmente non si riempirà mai.
Nemmeno se trovassi la ragazza giusta con cui correre.
O gli amici migliori del mondo. (che già ho ;)
Non va via.
Odio fare la vittima da quattro soldi.
Ho sempre odiato le vittime.
Sono false.
E vogliono solo del finto conforto da persone a cui non frega nulla di loro.
Per questo la mia non è una lamentela.
È una matura costatazione.
Questa solitudine.
Questa sensazione di sentirsi solo in mezzo al mondo.
Probabilmente è dovuta a questa mia perenne sindrome dell’incompreso.
Nessuno mi ha mai capito veramente.
Qualcuno si è avvicinato, ma non è andata bene diciamo…
Mi sentirò sempre un incompreso.
Sento il peso della mia complessità.
Del fatto di non essere una persona facile.
Di avere troppe sfaccettature e sapori difficili da giudicare.
Non ho la minima intenzione di semplificarmi.
Per rendermi più digeribile, fruibile e comprensibile.
E questa sensazione non è dovuta alle persone giuste o sbagliate che ho incontrato.
È mia.
Sono io.
A volte la sento meno.
Ma c’è.
Mi osserva.
Ed è pronta a tornare più forte che mai.
Questa solitudine mi porta a stare ancora più solo.
È un circolo senza fine.
Non ho paura del tempo.
Ho paura di morire incompreso.
Solo.
E per questo che provo in tutti i modi a trasmettere la mia identità.
Chi sono.
Con le mie vulnerabilità.
Perché desidero colmare questo vuoto.
Far si che un giorno qualcuno mi comprenda.
Davvero.
Ma so che non accadrà.
Perché come tutti i vuoti, rimane per sempre.
Può diventare un puntino, ma ci sarà for ever and ever.
Sia chiaro sono contento di chi ho intorno.
Sono riuscito finalmente ad avere degli amici che mi capiscono e a cui voglio bene.
Ma la sensazione rimane.
Forse una ragazza potrebbe riempire il mio vuoto.
No.
Ed è forse la più grande cosa che ho sbagliato nella mia vita fino ad ora.
Credere che una donna potesse salvarmi.
Da questa solitudine perenne.
Da questa perenne incomprensione.
L’amore deve rafforzare, non riempire.
E fino ad ora ho cercato qualcuno che potesse riempirmi.
Fallendo miseramente.
Dando in mano troppa responsabilità all’altro.
Quando è solamente mia.
O semplicemente devo far pace con questo.
Sono solo.
Probabilmente nessuno mi capirà mai.
Però questo non significa che non posso voler bene alle persone a me vicine.
E che non posso farmi volere bene.
Per anni sono fuggito.
Credendo di essere sbagliato.
Di non meritarmi l’affetto delle persone.
Ho deluso tante persone.
Sono sparito.
Senza dire nulla.
Neanche io capivo il perché.
Appena vedevo del sentimento fuggivo.
Come se non potessi essere amato.
Non so da cosa derivi.
La mia famiglia mi ha sempre voluto bene.
Sono stato amato da loro e ben voluto.
Ma non siamo sistemi deterministici.
Non esiste una soluzione.
Non credo la troverò mai.
Devo solo conviverci.
Lotto costantemente col “piaci a tutti ma non ti ama nessuno”.
Sono circondato da tanto.
E mi sento solo.
Che paradosso la vita.
Sono grato a chi tenta di capirmi.
Sono grato a chi non mi ha capito.
Sono grato a chi non sono piaciuto.
Se fossi facile probabilmente non avrei nemmeno un blog.
Non so se un giorno verrò capito.
Se verrò amato.
Però farò di tutto per essere sempre più consapevole del mio vuoto.
Del mostrarlo.
Non voglio più nasconderlo.
E anche se è doloroso, voglio che tu lo sappia.
Mostrate chi siete.
È solo l’essere vulnerabili che ci migliora davvero.
Far vedere solo la parte migliore di noi può essere stancante alla lunga.
E ci da l’illusione di conoscerci.
Non conoscendoci minimamente.
A te.
All’Andrea del passato.
Che mai avrebbe detto queste cose pubblicamente.
Che probabilmente si sarebbe tenuto tutto per lui.
Marcendo nel suo veleno.
E allontanandosi da chi provava a capirlo.
Grazie dell’ascolto.
Non è una richiesta di aiuto.
È semplicemente un invito alla vulnerabilità.
E al comprendere che forse la causa di tutti nostri mali non sono gli altri.
Ma noi stessi.
A presto.
A.L.