Il vuoto

Pubblicato il 14 feb 2026

Ognuno di noi ha il suo vuoto.

Quella voragine.

Quel qualcosa che non ti scrollerai mai di dosso.

Anche riempiendolo con dello stucco.

C’è. È lì.

Ci sono momenti in cui il vuoto lo vedi più grande.

Quasi a pervadere l’intero corpo.

Il vuoto non è nero.

È di un colore indefinibile.

Lo guardi e non riesci a vedere attraverso.

È come se risucchiasse ogni parte di te.

Una coperta assassina che divora tutto quello che trova.

Ci sono altri momenti in cui è più contenuto.

Un piccolo puntino.

Talmente piccolo da essere quasi impercettibile.

Ma c’è.

Ti osserva.

Ed è sempre pronto a tornare più forte che mai.

È una continua lotta.

Un ciclo infinito.

Torna, si rimpicciolisce, ricresce e si riduce.

Figlio degli alti e bassi della vita.

Ma non va via.

Rimane. Per sempre.

È l’unica entità che resterà con noi in ogni fase.

Ogni volta ci farà soffrire, riflettere, perfino ridere.

Ognuno di noi ha il suo male.

Quel dolore così profondo da non essere legato a eventi temporanei.

È perpetuo.

Può attenuarsi.

Ma gli basta un attimo per tornare vivo come non mai.

Non so chi decida cosa sarà il nostro vuoto.

Non credo ci sia qualcuno che si metta lì e decida: “tu questo, tu quest’altro…“.

Però mi fa ridere pensarlo.

Ognuno di noi ha la sua spada di Damocle.

In passato parlavo di una morsa.

Di qualcosa che mi schiaccia quando non ho più la forza di spingere nella direzione opposta.

Ognuno di noi è perennemente in una morsa.

Molto spesso resta ferma e ci muoviamo liberamente.

Ogni tanto ricomincia a muoversi.

E possiamo solo lasciarci schiacciare o fare di tutto per lottare.

Ma non è facile.

Ci ricorda la nostra fragilità.

E di quanto un semplice puntino possa mettere a repentaglio la nostra intera esistenza.

Se alimentato, può diventare un mostro capace di divorarci.

È dentro ognuno di noi.

Tutti noi sappiamo dov’è.

In che punti si trova. Dov’è nascosto.

Di cosa si nutre.

Spesso non sappiamo da dove sia arrivato.

Crescendo impariamo a controllarlo.

A non farci invadere.

Ma in momenti di debolezza, riesce comunque ad aggirare le nostre difese.

Non esiste l’antivirus per il dolore.

Possiamo solo migliorare la nostra reazione.

Ma come ogni virus che si rispetti, torna ogni volta in forme nuove, inaspettate.

Dobbiamo solo accettarlo.



Osserva il tuo vuoto.

Non giudicarlo.

Guardalo come faresti con un animale in gabbia.

E spera che non esca mai.

Anche se, in fondo, sai che prima o poi lo farà.

Conterà solo la nostra reazione.

Sperando non ci uccida.

Ma che al più ci fortifichi.

Poi non si sa mai.


Chissà se un domani concluderemo con un vuoto più grande che mai.

O semplicemente con un puntino che, come una spilla, ci onora sul petto.







A presto.

A.L.

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