L'arte di definirsi

Pubblicato il 24 gen 2026

Ci conosciamo davvero?

Non saprei dire chi sono.

E faccio una gran fatica ad ammetterlo.

Come si spiega chi si è?

Mi dirai: “si dimostra”.

Perspicace.

Ma le dimostrazioni partono comunque da delle tesi.

E noi che tesi abbiamo sulla nostra identità?


Probabilmente la prima cosa che mi risponderesti è:

“siamo quello che facciamo”.

Sono uno studente di ingegneria gestionale.

Basta?

Sarebbe fighissimo se bastasse questo per spiegarsi.

Certo, dovrei rispondere sempre:

“eh mica l’ingegneria quella vera…”

Così da assecondare il pensiero della persona che ho davanti.

E con una finta risata degna da Oscar mandare silenziosamente a fanculo l’interlocutore.

Perché, come dice mio padre,

“i cavalli di razza si vedono alla lunga”.

Ma non credo basti per definirsi.


Il luogo in cui si è cresciuti?

Sicuramente delinea ciò che sei.

Ha influenzato il tuo modo di vivere, la tua percezione.


Sono nato a Roma, ma vivo in provincia di Roma, ad est direbbe qualcuno…

Da qualche anno, dal lunedì al venerdì, sto da mia zia a Roma.

Vive vicino l’università e a quanto pare ha il piacere di ospitarmi.

Lo so, non me ne capacito neanche io.

Ho sempre guardato fuori dalla mia bolla.

Ho vissuto bene in provincia da ragazzino.

Però ho sempre voluto vedere cosa ci fosse fuori.

La mia curiosità mi ha sempre spinto oltre.

Forse perché non mi piaceva quello che avevo.

O forse semplicemente mi stufavo.

E forse è anche per questo che probabilmente me ne andrò di nuovo.

Ho sempre scelto il liceo dove non conoscevo nessuno, l’università dove non conoscevo nessuno.

Mi piace ricominciare.

È scappare?

Non lo so.

Può darsi.

O semplicemente sono un eterno curioso.

O un testa di cazzo.


Già due tesi non sono male.

Posso fare di meglio…


La mia famiglia?

Sono cresciuto in una bella famiglia, a tratti particolare, ma con dei sani valori.

Non mi è mai mancato nulla.

Mi vogliono bene.

E io ne voglio a loro.

Vorrebbero che mi aprissi di più con loro.

Tendo ad essere molto riservato con i miei.

Gli parlo delle cose “burocratiche” che mi capitano nella vita, ma è difficile che mi apra davvero.

Non sanno nemmeno che sono diventato un aspirante scrittore da quattro soldi.

Mia madre sarebbe contenta, considerando che credo abbia letto più di cinquecento libri.

Ho la possibilità di aprirmi con loro.

Ma non lo faccio.

Quanto è strana la vita…

Mi hanno dato gli strumenti per avere una visione critica.

Mi hanno sempre stimolato a guardare il mondo e a non fermarmi al mio orticello.

A vedere le cose da più prospettive.

E ad essere una persona onesta, per quanto poi si possa esserlo davvero…


Già qui l’identità comincia ad assumere una parvenza di ombra vagamente ominide.

Ma non ci siamo ancora.


Cosa mi appassiona?

Odio questa domanda.

Ma, a dirla tutta, la pongo spesso anche io.

Perché è un ottimo modo per capire chi hai davanti.

Eppure è difficilissimo rispondere.

Che non sia “io amo i viaggi…”, non ho mai sentito nessuno dire:

“mi fa schifo starmene in vacanza”.

Quindi smettiamola di rispondere così, grazie.

Polemica finita, lo giuro.


Più che altro dipende da che persona sei.

C’è chi ha pochi interessi, ma ben radicati, e lì giochi facile.

E c’è chi ne ha cinquecento, che cambiano nel tempo.

Poi c’è la terza categoria, quella che non si appassiona a niente, ma arriverà anche per voi il vostro giorno.

Io sto nella seconda categoria.

Ho interessi perpetui.

Altri che tornano, vanno via e poi ritornano.

È complesso definirsi.

Probabilmente, se dovessi rispondere secco, direi che mi piace analizzare la complessità.

Che sia un sistema finanziario, un’azienda, un processo o le persone.

Mi piace cercare la quadra.

Analizzare prospettive diverse e costruirmi un’opinione pronta ad essere smontata.

Mi piace l’innovazione, sia quella disruptive che quella ancorata ai fondamenti.

Mi appassiona l’informatica e l’incremento di benessere che ha portato alla società.

Mi piace la profondità.

Un film, una canzone, un blog, un libro.

Qualsiasi cosa che abbia richiesto tempo e dedizione per trasmettere qualcosa.

Mi appassiona risolvere problemi.

Trovare soluzioni pragmatiche in sistemi complessi.

Mi piace dibattere, discutere, mettermi in discussione.

Mi appassiona lo studio in tutte le sue forme.

Soprattutto quello volontario, senza fine, senza scopo.

Mi appassiona la filosofia.

Chi riflette.

Chi si interroga su di sé e sulla vita.

Mi appassiona studiare le persone che hanno realmente impattato la società.

Poi ho, come tutti, passioni più frivole e momentanee.

La rasatura tradizionale.

Mouse particolari.

Orologi.

E tante altre stronzate di cui nemmeno ricordo il nome…

Di solito faccio un deep dive ossessivo su qualcosa e, dopo un periodo indefinito, mi passa.

Ma le conoscenze, quelle, restano.


Mi appassiona il nuovo.

Persone o oggetti, non importa.

Mi piace scoprire.

Mi piace anche stare da solo.

Mi appassiona scrivere. Per comunicare chi sono.

Le mie idee.

Le mie cazzate.

O semplicemente per fare ordine.


La musica.

Senza non vivrei.

Probabilmente nemmeno per una cifra che mi permetterebbe di non fare nulla per tutta la vita, accetterei di stare senza.

Classica, rap, pop, cantautorato, il raggaeton (no mi spiace!).

Tutto. (o quasi)

Vi do anche un consiglio.

(arriverà post su cosa ascolto, leggo e vedo)

Ascoltatevi Variazioni di Dargen D’Amico.

Non ve ne pentirete.


Adesso, forse, cominciano a delinearsi i contorni della mia ombra.

Manca qualcosa?

Beh direi… c’è un mare da colmare.


Le relazioni umane.

Come sono messo?

Ho avuto la fortuna di conoscere tante persone.

Spesso sono stato deludente.

Altre volte sono stato deluso.

Ma sono grato a tutte.

Ognuna mi ha insegnato qualcosa.

E spero di aver fatto lo stesso.

Crescendo sono diventato più selettivo.

Un lusso che puoi permetterti solo dopo aver visto abbastanza.

Forse per un periodo lo sono stato troppo.

Avevo bisogno di riequilibrarmi.

Capire cosa volessi.

Da un po’ ho ricominciato ad aprirmi.

Con la consapevolezza di avere intorno belle persone.

E di esserne grato.

Non mi sono mai fidanzato.

Per tante ragioni.

Forse non ho mai trovato la persona giusta.

O forse non lo ero io.

Ho sempre dato molta importanza all’amore.

Non ho mai voluto banalizzarlo.

Forse è anche per questo che è andata così.

Ho amato.

Ma mai quell’amore pieno che diventa relazione.

Non rinnego nulla.

Anzi.

Credo mi abbia reso quello che sono oggi.

Forse, se avessi accettato di mettermi con la prima che capita, sarebbe stato distruttivo.

Ma con i se e con i ma non si arriva da nessuna parte.


Poi ci sono i miei valori.

Quelli che definiscono la traiettoria.

E ciò che vogliamo diventare.


Ma mica vorrai sapere tutto?

Sarebbe troppo facile…


Quella che ho provato a fare oggi è un’approssimazione di un sistema estremamente complesso.

La nostra identità.

La mia, in particolare.

L’ombra va riempita.

Con le dimostrazioni.

Con la somma di tutte le percezioni che gli altri hanno di noi.

Forse solo così ci si avvicina a una stima vagamente precisa di ciò che siamo.

Ma non siamo in Black Mirror.

Non abbiamo pennette con la nostra identità da inserire in un computer.

Per questo faccio fatica a definirmi.

Perché odio essere inscatolato.

Odio spiegarmi.

Odio dover far capire il mio valore.

Eppure, se non fai assaggiare almeno un po’,

finisci come quei ristoranti eccellenti che non fanno marketing.

Non sono un ristorante eccellente.

O almeno non sono così egocentrico da pensarlo…

Sono un buon ristorante.

Con una linea ampia.

A volte troppo ampia, a discapito della qualità.

Posso essere semplice.

Posso essere complesso.

A volte snob.

A volte altezzoso.

Sono modulare.

Ognuno può avere una percezione diversa di me.

Ma questo vale per tutti.

Non esiste la verità.

Non esiste un chi sei oggettivo.

Esiste solo il chi pensi di essere.

Che è molto diverso dalla realtà.

Ma esiste davvero la realtà?


Una cosa però voglio dirla.

“Non ti disunire”, diceva Antonio Capuano in È stata la mano di Dio.

Non disunitevi.

Cercatela, comunque, la vostra identità.

Anche se non sarà la realtà.

Anche se è difficile.

Anche se sfugge.

Forse non capiremo mai chi siamo.

Ma è la ricerca il vero viaggio.





A presto.

A.L.

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