(parentesi)

Pubblicato il 20 feb 2026

Tutto ha una fine.

E fin qui…

Dopo il vuoto non potevo non sviscerare il concetto di fine.

Che dopo la fine ci sia il vuoto?

Può essere.

Ma è un altro discorso.


Recentemente è morto Federico Frusciante.

Un divulgatore, un critico, una persona di estrema cultura nel campo cinematografico.

Mi ha colpito la sua morte.

Fatale, inaspettata e soprattutto netta.

Non che la morte normalmente non lo sia.

Però ci sono morti e morti.

Ci sono morti con semplicemente il punto e poi l’accapo.

In questo caso ho percepito prima un punto di domanda.

Poi un netto punto esclamativo.

Quelle morti che non ti aspetti e che ti fanno riflettere.

Grazie per aver trasmesso tanto.

Morti del genere ti sbattono in faccia l’incompiutezza.

Ti lasciano addosso la sensazione di un blocco interrotto brutalmente.

Una di quelle parentesi che apri e che all’improvviso si chiudono per sempre.

In fondo, secondo me, la vita è composta di parentesi.

E non è un infelice modo per ingegnerizzarla (anche perché già l’ho fatto qui!).

È un modo per comprenderne la finitezza.

Tutto è estremamente labile.

Le parentesi si aprono.

Si annidano.

Si intersecano.

Le parentesi si chiudono.

Spesso le chiudiamo noi.

Spesso si chiudono da sole.

Fino a formare la grande equazione della vita.

Tutto ciò che inizia finisce.

A volte in modo brusco.

Inaspettato.

Altre volte calcolato.

Non sappiamo cosa accadrà dopo una parentesi.

Sentiamo una sensazione di vuoto.

Di smarrimento.

Come se le fondamenta cedessero.


Nella mia vita ho aperto molte parentesi.

Ci sono le grandi parentesi:

il liceo, l’università, gli sport, le amicizie, gli amori (o presunti tali).

Tante si sono intrecciate nel corso del tempo.

Quasi perdendo l’ordine degli elementi da calcolare per primi.

Le priorità cambiano.

Non è come in matematica, dove moltiplicazioni e divisioni vengono prima.

Qui dipende.

Più cresco e più tocco con mano l’incertezza.

La possibilità di chiudere ogni parentesi.

Non solo per mia volontà.

Ogni scelta diventa sempre più mia.

In passato le parentesi si aprivano per circostanza.

Per imposizione.

O semplicemente per gioco.

Adesso l’imposizione viene meno.

E sta tutto in mano a noi.

E al sano culo.

Se penso al passato vedo tante parentesi chiuse.

Per i motivi più vari.

Divertenti e non.

Per casualità.

Per incomprensione.

Per volontà.

Per paura.

Se guardo al futuro vedo parentesi sempre più grandi.

Imponenti.

Con variabili al loro interno sempre più difficili da calcolare.

Rendendo l’espressione sempre più complessa.

E poi vedi uno zero all’orizzonte pronto ad annullare tutto.

Che sia una parentesi piccola o la grande parentesi della vita.

Come ci insegna Seneca, viviamo davvero solo quando comprendiamo la finitezza del tutto.

Questo non significa che non dobbiamo aprire parentesi.

Perché sappiamo che prima o poi verranno chiuse.

No.

Affatto.

Però esserne consapevoli dà sapore alla vita.

E anche un leggero retrogusto amaro.

Ma lo è la vita di suo.

(vi evito battute sul perché prendo il caffè amaro)


Più cresco e più tendo al fatalismo.

Versando più vino possibile nel grande imbuto della vita.

Sperando che finisca nella bottiglia corretta.

Ora apro parentesi sapendo che forse finiranno.

Con la consapevolezza di quelle passate.

Ho perso quell’inconsapevolezza.

Quel fanciullino dentro di me è sempre più piccolo.

Non che sia mai stato grande, sinceramente.

Sono sempre stato più maturo per la mia età.

(anche se diresti il contrario!)

Per quanto un’altra persona vedrebbe solo grigio in questo,

io vedo ancora più colore.

Mi godo gli attimi, anche se è una frase del cazzo.

Cerco di apprezzarne il sapore.

Anche se spesso tende al dolceamaro.

Ci dovrò fare l’abitudine.

Non esistono i dolci nella vita.

Al massimo dolci non troppo dolci.

Che tra l’altro sono i miei preferiti.

Sono particolare, me ne rendo conto.

Mi piace il vero.

Il falso è un costrutto che non apprezzo.

Ne percepisco l’odore da lontano.

E me ne allontano.


Chiusa parentesi.





A presto.

A.L.

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