Sono un uomo performativo

Pubblicato il 4 giu 2026

Ciao sono Andrea Lenzi e sono un performative male.

(fa più figo in inglese)

Sono performativo perché adotto comportamenti, abbigliamento e “interessi sensibili” che mi caratterizzano come progressista e femminista, al solo scopo di attrarre l’attenzione delle donne ed essere attraente.

Così dice la treccani.

E pure la mia psicologa…

Scherzo.

Questi neologismi per catalogare gli uomini mi hanno sempre fatto ridere.

È assurdo che ormai i maschi siano meno rudi e meno “scopo, mangio e bevo”.

Non me ne capacito sinceramente.

Non capisco come ci siamo evoluti.

O se siamo tutti dei performativi che abbiamo capito che alle donne l’uomo basico ha stancato.

E quindi abbiamo costruito forme di “masking” potentissime per sedurre.

Credo sia inconscio.

Conoscendo la media del QI dell’uomo, dubito si siano messi a tavolino a decidere:

“sì okay, da ora in poi leggiamo solo tascabili Adelphi, andiamo a fare soft clubbing, trekking e divento sensibile”.

Abbiamo dovuto intercettare.

Grazie a donne che non si accontentano più del muscolo e dell’addominale scolpito.

Anche se, qui mi fermo un secondo.

Sensibile sì, che ascolti sì, libri e profondità sì, ma poi comunque nel letto OMINI li volete.

Ed è pure giusto.

Però qualcuno ha interpretato male il compito.

Le donne hanno chiesto uomini più attenti.

Non di trasformare ogni appuntamento in una seduta terapeutica.

L’evoluzione non era passare da:

“Ti va di scontrarci amabilmente sulla testiera del letto?

a

“Parlami del rapporto con tuo padre.”

E neanche diventare quelli che a letto sembrano lì a compilare un questionario di gradimento.

Con i relativi feedback a fine sessione…

Una cosa, però, l’abbiamo capita.

Il sesso non è più quella disciplina olimpica in cui appena tagli il traguardo tu, la gara è finita.

Fortunatamente.

Perché interessarsi al piacere di una donna non ti rende meno uomo.

Ti rende meno egoista.

Che dovrebbe essere il requisito minimo, non una categoria sociologica.

Non essere meno uomini.

Essere uomini completi.

Perché l’alternativa al maschio cavernicolo non era diventare un consulente emotivo.

L’evoluzione porta dei vantaggi.

Chi l’avrebbe mai detto…


Essere diversi è performativo.

Non seguire il calcio è performativo.

Non fare battute tipo:

“Cacca e pupù entrano in una stanza. E che fanno? Vanno in bagno.”

è performativo.

Non alludere ogni 4 secondi al sesso è performativo.

Ascoltare una donna davvero è performativo.

Leggere è performativo.

Interessarsi genuinamente è toccare proprio il fondo della performance.

La cosa che mi diverte è che comunque non va bene.

Ci siamo inventati il neologismo performativo perché comunque è una categoria che sta sul cazzo.

Troppo perfetto, troppo colto, troppo tutto.

Il performativo si crede migliore, più in gamba e non per tutte.

E molto spesso finisce per stancare.

Uno così è pesante.


Il rude no.

Il performativo nemmeno.

La beneamata via di mezzo.

Che è la panacea di tutti mali.

(su panacea potrei aver perso qualcuno)

Esiste?

Maybe.

Voi donne dovete dirmelo, non di certo io.


Aspetta un attimo.

Ma non è che tutto questo è da uomo performativo?

Parlare di noi uomini alle donne, prendendoci pure per il culo.

L’apoteosi del performativo…

Ma non è che niente niente tutto questo;

il blog, l’aspirarsi a scrittore intellettuale, pungente.

È solo ed unicamente per una cosa:

Pe scopà?


Il dubbio mi perplime…





A presto.

A.L.

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