Instagram è lo specchio di quello che siamo?

Pubblicato il 29 nov 2025

I social sono come le vetrine dei negozi.

Mettiamo in mostra solo ciò che vogliamo far vedere.

Gli abiti più belli, quelli più appetibili.

La versione migliore di noi.

E come ogni vetrina, lo scopo è far entrare qualcuno.

O almeno vincere la gara silenziosa a chi ha la vetrina più bella, gli abiti più costosi, quelli più ricercati del momento.

Le vetrine, in realtà, rappresentano intrinsecamente l’identità del negozio.

E anche se non sto dicendo che siamo negozi, un po’ funziona così pure per noi.

Io non vendo nulla.

A parte riflessioni al costo della vostra attenzione.


I social sono ciò che scegliamo di trasmettere di noi.

Per cosa?

C’è chi lo fa per “svoltare” la serata.

Chi per insicurezza.

Chi per compararsi con gli altri, per mostrare la foto sul rooftop più alto.

E poi c’è chi condivide per il puro piacere di farlo.

Per raccontare la propria identità, una sua buona approssimazione.

Che tende alla pessima.

Perché una persona non la conoscerai mai dai social.

Ne vedi solo una porzione.

La più invitante.

Chi metterebbe in mostra le sue peggiori pietanze, se non per mero vittimismo o per cercare un’empatia più finta che mai?

Dai social possiamo intuire qualche interesse.

Se le piacciono i muri per esempio.

O se è appassionata di danza ritmica.

Piccoli segnali qua e là.

E ognuno decide cosa lasciare agli altri.

Che narrazione far passare.

Che immagine dare di sé.

In fondo i social servono a mettersi in mostra.

Chi più chi meno, lo facciamo tutti.

È un modo per dire io ci sono.

Come se senza non esistessimo.

E pensare che tutto è nato per “svoltare” le serate degli studenti di Harvard.

Tant’è…


Anche chi non pubblica nulla sta mandando un messaggio.

Siamo ormai vincolati a questo sistema.

E non so se sia un bene o un male.

Un mio amico una volta mi diceva che i social hanno creato danni permanenti.

Insoddisfazione.

Comparazione continua.

Instupidimento generale.

Però grazie a loro possiamo connetterci con chiunque nel mondo.

Scambiare idee, passioni, curiosità.

E siamo comunque la società più sola di sempre. (Siamo soli)

Bel paradosso.


Ma tolti i paradossi che sono sempre esistiti.

Sicuramente è vero che i social hanno democratizzato la parola, con tutti i contro del caso.

Ci hanno dato una visione globale, accessibile, immediata.

Oggi possiamo scoprire culture e luoghi che non avremmo mai potuto nemmeno immaginare, tutto tramite un semplice smartphone. (smartphone è un po’ da boomer, perdonatemi…)

Non voglio soffermarmi troppo sui contro.

Oggi non sono in vena di invettive. (Ma se proprio siete in vena: Invettiva contro l’Italia)


Però ecco una domanda ponetevela:

Instagram è davvero lo specchio di voi stessi?

Siate onesti nel riconoscere che mostriamo solo l’1% di ciò che siamo.

O che almeno ci piace trasmettere agli altri la parte più bella.


E come sempre, a una domanda ne segue un’altra:

Perché siete su Instagram?

Per trasmettere qualcosa?

Per fare i fighi?

O perché ormai è diventato il nostro biglietto da visita?


Volete la mia risposta?!

Ma siete diventati proprio ingordi…


Beh è una scala di grigi.

Come sempre.

Sono su Instagram perché credo che ormai sia diventata un biglietto da visita per tutti noi.

Una buona approssimazione di quello che siamo.

Sono un egocentrico ed in quanto tale, mi piace trasmettere quello che sono pubblicamente.

Nel mio mondo, non direttamente su Instagram, ma tramite esso.

Non pubblico ogni cosa che faccio, però quello che mi sento di mettere lo pubblico.


Perché?

Probabilmente per fare il figo.

A volte per “svoltare” una serata.

A volte solo per dire al mondo io ci sono.

Anche se mi ritengo abbastanza maturo da non compararmi con le altre pessime approssimazioni delle identità altrui su Instagram.

Però è normale che se siamo qui, è per dire io ci sono.

Negarlo sarebbe ipocrita.

È brutto?

Profondamente.

Però ormai la società è anche basata su questo.

Cerco di andare controcorrente.

Di trasmettere più signal che noise.

Ma pure questo, alla fine, è un modo per dire io ci sono.

Nobile quanto volete.

Ma sempre egocentrismo da social rimane.

Tant’è.


Stima per chi è fuori da tutto questo.

Anche se vi credo poco.



A presto,

A.L.





P.S.

Arriverà, non so quando, un post impegnativo sul come distinguere il signal dal noise.

Vi sto martellando con questo concetto e non l’ho mai formalizzato.

Sto studiando teoria dei segnali per descriverlo al meglio.

Che mi tocca fare per trasmettervi un po’ di critical thinking.

Egocentrismo allo stato puro, scusate…

Ma anche no!

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