Salve

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«Salve, scusi il ritardo.»

«È un classico, non ho il senso dell’orario.»


È tanto che non pubblico.

Tipicamente, quando non esce qualcosa da molto, è perché sto davvero bene o perché finalmente ho finito le cose da dire.

Verità a metà.

Le cose da dire ce le ho eccome.

E bene sono stato. Davvero bene è un’utopia irrealizzabile.

È stato un mese intenso, come tutti i mesi del resto…

Però dai, perlomeno significativo.

Mi sono impegnato molto.

Ho finalmente finito con le Big Four.

No, non con le società di consulenza.

Con le analisi e le fisiche.

Analisi 1, Analisi 2, Fisica 1 e, finalmente, Fisica 2.

Mi sento sicuramente arricchito.

In questi anni ho toccato con mano i miei limiti intellettuali.

Ho capito che, oltre un certo punto, il mio cervello non può proprio pensare di arrivare.

E meno male.

Tanta stima per matematici e fisici.

Ritengo però importante aver studiato queste materie.

Mi hanno dato una comprensione più profonda del mondo.

Degli strumenti per provare a comprendere a fondo la realtà.

Anche se, non essendo un vero ingegnere, dubito che conoscere per filo e per segno l’equazione di d’Alembert e la polarizzazione di un’onda elettromagnetica mi servirà mai davvero a qualcosa.

Però mi hanno comunque lasciato qualcosa in più.

Anche se ho odiato il processo, come tutte le cose.

Alcune volte mi sono sentito scoraggiato, come se queste materie potessero affossarmi.

Come se tutta quella difficoltà, complessità e profondità fosse troppo per me.

Non credo di essere particolarmente portato per materie così quantitative e analitiche.

Però sforzarsi di fare qualcosa anche al di fuori dei propri “talenti” lo trovo comunque un esercizio stimolante.

Anche se non è consigliato ai deboli di cuore.

Fare cose difficili ti fa vedere tutto da un’altra prospettiva.

Il problema è che non ti accontenti mai e, una volta che ce l’hai fatta, ti sembra di aver fatto una banalità.

Ma tant’è…

Dedico questi esami al me del liceo, che probabilmente non avrebbe mai pensato di arrivare a un tale livello di comprensione dell’agognata fisica.

E ai miei professori, che mi hanno guardato un tantino storto quando ho detto che mi sarei iscritto a Ingegneria.

Ci starebbe un gesto dell’ombrello, ma non lo faccio perché sono una persona estremamente educata e minimamente rancorosa.


Fatto sta che adesso il peggio sembra passato e devo soltanto tagliare il traguardo, finendo gli ultimi esami.

Per poi laurearmi.

E poi?

Boh.

La confusione alberga nella mia mente come non mai.

Sono a tanto così dal finire come Alessandro Borghi ne Le otto montagne.

(vedetevi quel film, per piacere…)

O come quello di Into the Wild.

Ma è soltanto un fugace pensiero intrusivo.

Sto semplicemente valutando le opzioni a mia disposizione.

Che, come vuole il principio dell’optionality trap, sono troppe.

E forse è arrivato il momento di scegliere una direzione netta.

Ma chissà.

Lavorare? Magistrale? Se sì, dove? Come? Quando?

Troppe domande, poche risposte.

As usual.


Sono contento di vedere tutte queste persone laurearsi.

Spero abbiate scelto con cognizione di causa di farlo.

E non soltanto per posticipare le lamentele dei vostri genitori sulla vostra nullafacenza.

Mi auguro che possiate realizzarvi e approfondire ancora di più ciò che vi piace.

Quando mi laureerò, scriverò sicuramente un post su un ragionamento un po’ spinoso, provando a rispondere a una domanda:

“Ma la laurea è una commodity?”

Il fatto che sempre più persone si laureino non rischia di abbassare il valore della laurea stessa?

Non posso esprimermi al momento, altrimenti sembrerei la volpe che, non arrivando all’uva, dice che è acerba.

Ne riparleremo tra qualche mese.

Intanto rifletteteci.

Spogliandovi del conflitto di interessi che alberga nella vostra coscienza.

E, perché no, provando a trovare la vostra vera unicità.

Quella cosa che, tra mille laureati della vostra facoltà, nessuno possiede.

Tranne voi.

(e non mi dite gli splendidi occhi o l’addome scolpito, grazie…)


Ultimamente ho scoperto di essere appassionato di architettura.

Mi piace osservare le abitazioni, in particolar modo.

I quartieri.

I balconi.

I giardini.

I posti auto.

Mi affascina vedere delle belle case.

Sia nelle città sia in lande deserte.

È una cosa a cui faccio molto caso.

Se una zona ha delle belle case, la valuto sicuramente meglio.

Mi colpisce soprattutto Roma.

Vedere vie che nessuno conosce, con case pazzesche, nascoste in luoghi in cui non ti aspetteresti mai di trovarle.

Mi piacciono anche le case semplici, con un’architettura particolare.

Brutalista, minimale.

Da attento osservatore, potevo forse farmi mancare anche l’attenzione per gli immobili?

Milano mi colpì qualche mese fa perché aveva una diversità abitativa pazzesca.

Sembrava che, ogni cento metri, i palazzi cambiassero continuamente stile.

Barocco, moderno, classico.

Una multiculturalità di architetture.

Ma d’altronde, dalla capitale della moda, che ti aspetti…

Il punto è che le passioni, come tutte le cose importanti, arrivano all’improvviso.

E spesso te ne accorgi soltanto dopo.

Sono stato a Milano tante volte, eppure soltanto quest’anno mi sono soffermato su questo dettaglio.

Vabbè, diciamo che ho capito di essere appassionato del bello.

In generale.

Qualunque cosa sia.

Un oggetto, una casa, un quadro, una musica, un libro.

Qualsiasi cosa che ritenga esteticamente bella.

Anche i contenuti possono essere belli.

Il bello è qualcosa che trascende la mera estetica.

Anche una catapecchia può sembrarci bella.

Probabilmente sta tutto nella cura.

Non so.

So soltanto che il bello mi emoziona.

Pensare agli sforzi che un artista ha fatto per realizzare qualcosa.

La creatività del costruire.

Che si tratti di oggetti fisici o di pensieri.

Sarebbe un mondo migliore se ci fossero più costruttori.

Persone che, osservando la realtà, decidono di rendersi partecipi.

Di costruirsi la propria casa concettuale.

La propria abitazione, diversa da tutte le altre.

Una casa che possa ispirare giovani architetti.

Ma stiamo diventando sempre più fruitori e sempre meno parte attiva.

Ma tant’è.


Che altro dire?

Non so.

Mi sto riposando un po’ in questi giorni.

Tra un trekking, una partita alla Play e qualche festa.

Sto facendo un po’ di sana vita mondana.

Ma senza eccessi, credo…

Avrei dovuto approfondire millemila cose, leggere, vedere film.

E invece un beneamato nulla.

Che è il sale della vita, direbbe Rocco Papaleo.

Da buon italiano, “l’estate è sacra…”.

Infatti ad agosto mi tocca studiare.

Sarò l’unico italiano che trascorre le Feriae Augusti così.

Partirò a ottobre, come i freelance.

O i nomadi.

Ma tant’è.




Buone vacanze.


A.L.



casa a monte livata

Una delle case che mi ha affascinato di più questo periodo.