Alle persone

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Non sarei nulla senza le persone che ho conosciuto.

Senza le persone a cui ho voluto bene.

Senza gli scambi di idee, opinioni, visioni.

Senza i litigi, gli scontri, le divergenze.

Sono grato di aver conosciuto persone così diverse tra loro.

Di ogni contesto.

Sociale, culturale, geografico.

L’altro mi ha arricchito.

Mi ha reso, in qualche modo, un cosmopolita del pensiero.

Mi ha dato la possibilità di confrontarmi attivamente con il mondo.

Ho voluto bene a tante persone.

Chi più, chi meno, ovviamente.

Ma tutte mi hanno lasciato qualcosa.

Ho sempre provato a estrapolare qualcosa dagli altri.

Un messaggio diretto.

Uno sottile.

Un modo di fare.

Una convinzione.

Un errore.

Mi nutro delle gesta degli altri.

E osservarli mi ha permesso di scavare a fondo.

Nelle loro insicurezze, nelle loro paure, nei loro punti di forza.

E, inevitabilmente, anche nei miei.

Condividendo per primo le mie fragilità e cercando di arrivare ad un punto comune.

Gli esseri umani, per quanto riesca anche a disprezzarne alcuni, hanno qualcosa di unico.

Puoi pensare di aver visto tutto.

E invece, puntualmente, arriva qualcuno capace di stupirti.

Nel bene e nel male.

Quante volte sono rimasto deluso.

E quante altre sono rimasto stupito dalla bontà e dalla gentilezza di alcune persone.

Quella gentilezza quasi esagerata.

Da farmi sentire come quando mangio un dolce troppo dolce.

Ma quello sono io che ho il sangue amaro.

È bello voler bene al prossimo.

Non necessariamente a tutti nello stesso modo.

Ma provare almeno a rimanere aperti.

Anche quando vorresti mettere qualcuno sotto con la macchina perché non passa sulle strisce.

Perché io non so cosa abbia passato quella persona durante la giornata.

Magari ha un figlio deficiente che non studia.

Magari gli è successo qualcosa.

O che cazzo ne so.

Ognuno c’ha le sue.

Figurati io se ogni volta devo essere gentile, educato e aperto nei confronti del prossimo…

Fanculo.

Però rimango affascinato.

Ogni volta che ho una conversazione.

Anche divergente.

Anzi, soprattutto quando qualcuno non è in linea con i miei principi.

Ma non è tutto un debate continuo…

L’altro non serve soltanto a metterti in discussione.

Ti fa provare anche altro.

Se ci si vuole bene, ci si immedesima.

Ci si aiuta.

Ci si alleggerisce a vicenda il peso delle giornate.

Si fa sì che la vita sia un po’ meno grigia di quello che potrebbe essere.

Ecco.

L’altro ci colora la vita.

Un amico.

Un’amica.

Un amore.

Rendono la vita più saturata.

Con tutte le sfumature del caso.

Ho voluto bene a tanti amici.

Di alcuni nemmeno ricordo più la voce.

Di altri frequento ancora gli echi.

Altri ancora sono più stretti che mai.

Ma la vita è imprevedibile e non so cosa continuerà ad accadere.

So soltanto che voglio bene alle persone con cui ho condiviso il mio percorso.

Che sia stato universitario, scolastico o banalmente di vita.

A chi c’è stato.

A chi c’è.

Sono contento delle persone che ho intorno.

Anche se con molti non ci si sente più come prima.

Anche se qualcosa potrebbe cambiare.

Vi ho voluto bene.

E ve ne voglio.

Perché quando si condividono certe emozioni, certe sensazioni, certi attimi, c’è poco da fare.

Rimane qualcosa.

Non so se si rimanga davvero legati per sempre.

Forse no.

Le persone si perdono.

I rapporti finiscono.

A volte ci si dimentica persino l’uno dell’altro.

Ma ciò che è successo non può essere disaccaduto.

Non possiamo non esserci stati.

E anche quando le corde si assottigliano, qualcosa di quella persona rimane incastrato nella nostra storia.

È difficile mantenere i legami.

Spesso la vita ci mette davanti alla brutalità del tempo, della disattenzione e delle dimenticanze.

Siamo immersi in un’inerzia perenne.

E le circostanze contrarie non aiutano.

Però credo che, quando c’è volontà da entrambe le parti, alcune cose possano sopravvivere.

In forme diverse.

Con sentimenti diversi.

Più maturi.

Meno quotidiani.

Ma comunque vivi.


L’altro ci rende vivi.

Ci mette davanti a una realtà diversa dalla nostra.

Ci obbliga a incastrarci con qualcosa di esterno.

E così, paradossalmente, ci permette di conoscere meglio noi stessi.

Perché da soli possiamo raccontarci qualsiasi cosa.

Possiamo convincerci di essere pazienti.

Aperti.

Generosi.

Comprensivi.

Poi arriva qualcuno a contraddirci.

A ferirci.

A chiederci qualcosa.

A metterci davanti a una parte di noi che preferivamo non vedere.

L’altro crea attrito.

E nell’attrito prendiamo forma.

Non saprei chi sono senza il prossimo.

Chi mi direbbe che lì ho sbagliato?

Che quella cosa andava fatta diversamente?

Chi mi darebbe una pacca sulla spalla quando serve?

Di certo non io…

Il prossimo ti sorregge.

Ti guida.

Ti mette in discussione.

A volte ti distrugge anche un po’.

Ma è inevitabile che tutto questo ci trasformi.


Ho sofferto molto per le persone.

Tante delusioni.

Alcune hanno innescato veri e propri cicli di apatia.

Periodi in cui il mondo non era più saturato.

Era profondamente grigio.

Periodi in cui pensavo che tutto fosse marcio, corrotto, subdolo.

Poi, puntualmente, fuori c’era un’altra persona pronta a dimostrare il contrario.

Qualcuno capace di farmi ricredere.

Di ricordarmi che il mondo non è soltanto uno strato di grigi.

È una tela piena di colori.

Compresi i neri.

Che, alla fine, arricchiscono anche loro il quadro.

Forse è proprio la delusione a insegnarti ad apprezzare il bello.

Più vivo e più mi accorgo di quanto contino le piccole cose.

Un messaggio.

Una pacca.

Una chiamata.

Qualcuno che si ricorda di una cosa che avevi detto settimane prima.

L’esserci quando conta.

Non amo i grandi gesti.

Li trovo spesso stucchevoli.

Preferisco la presenza minuscola.

Quella che quasi non si nota.

Ma che, quando manca, si sente immediatamente.

Questo, però, è risaputo…


Che altro dire?

Nulla.

Questo è soltanto il mio modo di ringraziare le persone con cui ho avuto la fortuna di scambiare una chiacchiera, una visione, una corsa, un viaggio.

Un pezzo di vita.

Ti ringrazio.

Perché senza di te sarei stato un essere più triste e solo.

Più di quanto mi senta già…

Mi sarei dato sempre ragione.

Più di quanto faccia già…

E soprattutto non avrei avuto la possibilità di provare tante cose.

Un sentimento.

Un’emozione.

L’essere ascoltato.

L’essere contraddetto.

L’essere scelto.

L’essere amato.

Perché una cosa, nel tempo, credo di averla capita.

L’amore non è soltanto quello che proviamo per la persona di cui siamo innamorati.

È qualcosa di più ampio.

È riuscire a vedere le sfaccettature di un’altra persona,

anche quelle che non capiamo,

anche quelle che ci infastidiscono,

e arrivare comunque a volerle genuinamente bene.

Ti voglio bene.

E grazie per avermene voluto.

Anche se a modo tuo.

Probabilmente, senza il prossimo, non potrei nemmeno sapere davvero cosa significa sentirmi amato.

E forse non mi sentirò mai profondamente appagato.

Però sicuramente è meglio di non sentire nulla.

Grazie.


Dedicata ai miei amici.

Alle donne con cui ho scambiato un sentimento.

Alle persone con cui ho condiviso attimi.

A chi andrà lontano.

A chi si perderà.

A chi rimarrà.

Alle persone.

A coloro che mi hanno reso un po’ meno burbero di quello che sono.



A presto.

A.L.