Oggi

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Quella sensazione.

Quel momento in cui sai che cambierà tutto.

Che da lì in poi la tua vita sarà diversa.


Passeggio vestito elegante, con i miei mocassini che fanno un rumore assordante ma rilassante.

È mattina presto, ho dormito pochissimo e sto tornando a casa, mentre il lago mi guarda e accompagna i miei pensieri.

Cammino per Castel Gandolfo, i vecchietti sono al bar e c’è chi aspetta l’apertura delle poste.

Io cammino.

Osservo.

Penso.

Sono scosso.

Era da tanto che non restavo solo, senza musica, senza niente.

Solo io, quel rumore soddisfacente dei miei passi e il fruscio della mattina.

Per qualche attimo riesco pure a non pensare, come se fossi concentratissimo soltanto sul rumore dei passi.

La gente mi osserva.

Si chiederà: ma chi è questo?

Che pensa di fare alle sette in giro vestito in questo modo?

Ripenso agli attimi significativi della mia vita, ai mesi precedenti, all’ultimo mese.

Germania, lauree, Umbria, vigneti, campi di concentramento, ostelli, festival.

Spesso la mia vita è fatta così: mesi di nulla e poi mesi in cui tutto è estremamente condensato.

Emozioni, storie, racconti, episodi, persone, tutto insieme.

La costanza non mi è mai piaciuta.

Mi piacciono i lampi, l’intenso tuono, non queste pioggerelle costanti e inesorabili.

Torno a casa.

La casa non è mia, è magnifica.

Mi siedo alla scrivania, di fronte a tutto questo specchio d’acqua pieno di riflessi.

C’è silenzio.

Troppo.

Odio il silenzio.

Mi mette davanti alla realtà.

Cerco di smorzarlo in tutti i modi.

Faccio battute, lo riempio di musica, cerco di fare qualsiasi cosa pur di non sentirlo.

Mi fa paura.

E se uscisse il vero me?

E se tutte le mie malvagità uscissero e venissero a chiedere il conto?

Però il silenzio arriva e non posso scappare.

I miei pensieri provano a vagare, ma c’è.

È lì.

Mi osserva come quei nani che si mettono nei salotti davanti ai divani, come per dire:

«Io sono qui. Qualsiasi cosa tu faccia, ti guardo».

Il silenzio mi giudica, mi mette con le spalle al muro, contro me stesso.

Forse non sono così risolto come credo.

Forse davvero ci sono degli aspetti di me che tengo segregati, nascosti, e nemmeno io so dove siano.

So che ci sono, ma non so dove, che forma abbiano e se abbia davvero senso scoperchiare questo vaso di Pandora.

Guardo l’alba.

La malinconia mi pervade.

Quel dolore misto a gioia passata, unito a tanti se, mi soddisfa.

Mi appaga come prendere la Nutella col cucchiaio quello grande.

L’intimità è una cosa particolare. È come se ti stordisse. Non è razionale, ma sai che c’è.

È come lo zucchero a velo. È poco visibile, ma la senti al tatto. È ruvida.

Lo sguardo, il tocco, la carezza diventano improvvisamente dei catalizzatori.

È silenziosa, è sottile, è non detta.

Ascolto poco le mie sensazioni.

Sono rigido.

La razionalità mi segue, mi inebria, mi distoglie, mi dissocia.


La mia vita cambierà.

Questo giorno sparirà impilato insieme ad altri.

Questo perenne e continuo movimento.

Adesso contemplo il valzer della noia.

Poi domani chissà.

Piango.

Non so bene il perché.

Forse il domani mi spaventa.

O forse perché so che l’oggi non ci sarà più.

La giornata sta finendo.

E sono triste.

Ma felice per domani, vero?

Vedo un signore in canoa che fa il suo percorso e mi chiedo:

ma lui se le porrà tutte queste domande?

Oppure vive e basta?



A presto.

A.L.