Lettera a tra un anno

Pubblicato il

Sì, oggi faccio 23 anni.

Qualcuno, sussurrando, so che risponderebbe: “bucio de culo”.

Come biasimarlo…

Ringrazio tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri.

E anche chi non me li ha fatti.

Tranquilli, sono peggio di voi.

A malapena ricordo il compleanno di mia nonna…

Potete etichettarmi come merda tranquillamente.

Ogni anno che passa è un checkpoint che metto tra me e la mia futura, improbabile, morte.

Che detta così sembra una roba macabra e cupa.

In realtà è molto più semplice.

Ogni anno ci avviciniamo.

A quel fatidico attimo in cui, probabilmente, bestemmieremo interiormente mantenendo uno sguardo sereno davanti a qualcosa di infermabile.

Chissà che serenità ha quell’attimo?

Vabbè, non vorrei approfondire le sensazioni premortem proprio quest’oggi, sinceramente.

Vorrei invece scrivere una lettera al futuro.

A un anno da oggi.

Come se il mondo, ogni 25 agosto, si bloccasse un attimo e dicesse:

“Bene. Checkpoint. Vediamo come stiamo procedendo.”

Ego elevato all’infinita potenza.

La realtà è che ogni anno mi scrivo una lettera.

Precisamente digitale, così che, se tiro le penne, qualcuno possa pure recuperarla.

Dentro provo a parlare con il me del futuro.

A capire se ho azzeccato qualche proiezione oppure se, assurdamente, la vita non è andata esattamente come aveva previsto un coglione più piccolo di un anno.

Ma tant’è.

La lettera privata, con il cosiddetto ombrello che ve la faccio leggere…

Sia mai qualcuno riesca a interpolare le mie mosse future.

Non vorrei mai diventare così poco misterioso.

Mi scoccerebbe.


Caro futuro,

come va?

Siamo ancora in quella fase di prosperità cognitiva?

Di innovazione, crescita, accelerazione?

Oppure abbiamo finalmente toccato il plateau della campana?

I vannacciani, i mutanda larga o i nostalgici dei diritti civili staranno conquistando i sondaggi a suon di spadate e mangiate di kraken?

L’Europa avrà finalmente deciso cosa fare con i suoi vicini ammericani, cinesi e taiwanesi?

Avrà deciso di intraprendere un piano strategico serio per la propria indipendenza e crescita?

Avranno smesso di puntarsi il dito contro per capire chi ha in mano la patata più bollente?

Il mondo sarà ancora così polarizzato?

Oppure l’AI sarà riuscita, almeno un po’, a stimolare un pensiero più articolato e complesso?

Ci saranno ancora microinfluencerini trogloditi che fanno i paladini della gioventù politica e poi, alla domanda “che ne pensi di tagliare le pensioni?”, le difendono senza neanche rendersi conto che quello è uno dei problemi principali?

Saremo ancora vittime degli slogan?

Dell’attivismo inutile?

L’AI avrà davvero democratizzato l’acquisizione delle competenze?

Avrà portato beneficio alla creatività?

Alla possibilità di sviluppare un pensiero più alto, informato e profondo?

Avrà davvero sostituito in toto i lavori pesanti, ripetitivi e a zero valore aggiunto?

I modelli più avanzati saranno ancora così di frontiera?

Disponibili per pochi euro ai comuni mortali?

Oppure saranno diventati strumenti per poche nicchie prescelte?

La Cina starà ancora conquistando il mondo?

Starà ancora contribuendo alla democratizzazione dell’accesso all’AI?

Starà ancora cambiando in modo disruptive il mondo dell’automotive europeo?

Avremo davvero compreso il problema del cambiamento climatico?

E soprattutto come lo Stato dovrebbe incentivarci a essere più sostenibili?

Avremo capito che noi siamo una goccia dentro un vaso pieno di coglioni che continuano a buttarci acqua come se non ci fosse un domani, per poi girarsi e incolpare noi perché il vaso trabocca?

Avremo capito davvero il principio di Pareto?

Le donne avranno capito che non basta più un bel culo per intercettare uomini profondi?

Gli uomini avranno capito che la loro mascolinità, se sono degli ebeti, non li porterà nemmeno ad assaggiare un pelo di…?

Ci saremo finalmente resi conto dei danni, forse irreversibili, che social e algoritmi chirurgici di raccomandazione ci hanno provocato?

Saremo riusciti almeno a provare a invertire la rotta?

Continueremo a soffermarci sulle cazzate irrilevanti, piangendoci addosso, invece di guardare i problemi davvero reali?

Troppe domande e poche risposte.

Come al solito.

Vedremo tra un anno.


E io?

Nessuno domanda niente al me del futuro?

Sarò ancora in Italia?

Sarò felice?

Sarò diventato ancora più cosmopolita?

Sarò diventato grande?

Avrò agito con intenzionalità?

Sarò una persona migliore di quella che sono adesso?

Anche solo un filino più stronzo, mi va bene…


Non so cosa succederà tra un anno.

Non so chi sarò diventato.

Non so che ne sarà del mondo.

Però questo rimane.

L’oggi rimane.

E forse la cosa più importante che ho capito in questi 23 anni di vita è che pianificare è bello.

Ma camminare di più.

Puoi immaginare quanto vuoi chi sarai tra un anno.

Puoi costruire scenari, fare previsioni, disegnare traiettorie perfette.

Poi la vita, con una certa eleganza da stronza, farà comunque quello che le pare.

A noi rimane scegliere come camminarci dentro.


A presto.

Da un Andrea più saggio, ma mai abbastanza…


Il denominativo “saggio” non è per niente altezzoso e da sbruffone, vero fraglia?