Grazie
Pubblicato il 18 apr 2026
Grazie.
A chi è venuto dal vivo.
A chi mi ha ascoltato.
A chi mi ha scritto.
Non mi sarei mai aspettato di arrivare a così tante persone.
Sono stato imperfetto.
L’emozione per un attimo stava per farmi lanciare il microfono sul palco e fuggire su un’isola caraibica deserta per il resto dei miei giorni.
Ma sono rimasto lì.
Ed ho continuato.
Sarei dovuto essere più calmo.
Fare più pause.
Ma sono anche questo.
Umano.
E per quanto odi la retorica spicciola,
“Siamo belli perché imperfetti”
e altre puttanate da quattro soldi,
è vero.
Ho sempre desiderato avere uno spazio per parlare.
Me lo sono costruito.
Ma trasmettere la mia identità lì,
in diretta TV,
davanti a degli sconosciuti,
davanti alle persone a me care,
davanti all’Andrea del passato
e a quello del futuro…
È stata sicuramente una di quelle cose che ricorderò per sempre.
Probabilmente il mio speech verrà seppellito dalle tonnellate di informazioni che riceviamo ogni giorno.
Però.
Spero di aver seminato qualcosa.
Che sia un “ma questo chi cazzo si pensa di essere”
o un “certo che prossemica, che persona colta, bella e interessante”
Non importa.
Spero di avervi lasciato qualcosa.
Ribadisco l’importanza dell’esprimersi.
Anche quando fa male.
Ieri ho toccato livelli di imbarazzo a cui non credo di essere mai arrivato.
Eppure
ho sentito dentro di me una forza.
Un’energia.
Una di quelle che non svaniscono subito,
Ma che sarà con me per un po’.
Ringrazio chi mi ha aiutato a preparare questo discorso.
Ad affinarlo.
A migliorarne l’esposizione.
A supportarmi.
A criticarmi.
A chi ha dedicato del tempo per ascoltarmi.
Anche se so che
“quando mai vi sarebbe capitata un’occasione simile… ;)”
Modestie a parte,
grazie a chi ha letto i miei pensieri in questi mesi.
A chi si è incuriosito.
A chi ha provato a capirmi.
A chi ci si è avvicinato.
Ed infine grazie a me.
Sì, lo so, sembra un discorso di laurea…
Ricordo ancora il giorno in cui ho detto basta.
Ed ho agito.
Mi sono aperto.
Ricordo quando ho detto
“ok, partecipo a questo evento.
Ma che posso mai raccontare? Ma dove vado…”
Ed ho agito.
E tra fortuna e bravura,
anche questa è andata.
Spero di continuare ad agire.
E di non nascondermi mai dietro la paura.
Dietro la corazza del
“che mi frega, nessuno mi capisce…”
No.
Nessuno ti capisce perché tu non vuoi essere vulnerabile.
Che è ben diverso.
Finito il pippone.
Grazie.
A presto.
A.L.