Ciao.

Pubblicato il 23 mar 2026

Sono stato 1 mese senza Instagram.

YouTube l’ho lasciato, giusto per non diventare un uomo delle caverne.

È stato un esperimento interessante.

Mi è servito.

Avevo bisogno di staccare la spina.

Venivo da un periodo molto stressante.

Sentivo la necessità di stare un po’ per i fatti miei.

Perlomeno con i pensieri.

Per un mese non ho pubblicato nulla.

Non so come tu abbia fatto…

Lo capisco.

Ma eccoci qua.

Vediamo se mi ricordo ancora come si fa.


Com’è andata?

(mi chiedono tutti in coro)

Inizialmente male.

Non pensavo potesse avere un impatto così grande.

Sinceramente non mi considero molto dipendente dai social da un bel po’.

Non ho TikTok, uso poco i reel, e in totale Instagram lo usavo forse 45 minuti al giorno.

Eppure.

Se provo a guardare la cosa da una prospettiva più ampia,

(un esercizio che vi invito a fare, ogni tanto, per non rimanere dei pecoroni…)

quello che ho tolto non sono stati solo i social.

Ho tolto anche la possibilità di esprimermi.

Di pubblicare.

Di buttare fuori.

E lì ho capito una cosa.

Non mi mancava scorrere.

Mi mancava parlare.

Sono dipendente dall’esprimermi.

E quando me lo togli, succede qualcosa di strano.

È come se tutti i pensieri che normalmente scorrono fuori, rimangano dentro.

Si accumulano.

Condensano.

E a un certo punto fanno male.

Questo detox, all’inizio, mi ha fatto male davvero.

Dolore mentale.

Quasi fisico.

Stare totalmente solo con i miei pensieri ha aperto scatole che non mi aspettavo.

Come se avessi tolto il rumore di fondo e fosse rimasto solo quello che evitavo.

Ho provato una sensazione di solitudine che non sentivo da tempo.

Eppure WhatsApp ce l’avevo.

Sentivo le persone a cui voglio bene.

Uscivo.

Andavo in università.

Eppure.

C’era qualcosa di diverso.

Un dolore più silenzioso.

Più pesante.

Ero nella mia bolla.

Non vedevo storie.

Non vedevo post di notizie irrilevanti.

Non vedevo vite altrui.

Vedevo solo la mia.

Che detta così sembra la normalità.

Ma non lo è più.

Siamo costantemente immersi nelle vite degli altri.

Pensieri degli altri.

Stimoli degli altri.

Anche quando scegliamo.

Anche quando pensiamo di essere consapevoli.

Per un mese ho letto tanto.

Ho approfondito.

Ma è diverso.

Quando consumi veloce, ti perdi.

Quando approfondisci, ti scontri con te stesso.

E non è sempre piacevole.

Mi sono reso conto che, per quanto fossi intenzionale, i social mi influenzavano comunque.

È inevitabile.

Da una parte è un bene.

Ti aprono mondi.

Dall’altra è come navigare senza timone.

Ti muovi, ma non sei davvero tu a decidere dove.

Spegnendo tutto,

sono rimasto con me.

E basta.

E da lì sono partite tante riflessioni.

Molte silenziose, pensavo avrei scritto di più.

Invece no.

Ho pensato.

Tanto.

Ho incontrato cose del passato che credevo archiviate.

Mi sono fatto domande.

(Più del solito)

E spesso sono rimasto lì.

Senza risposta.

A guardarle.

Non a tutto c’è risposta.

(perlomeno questo mi dico a 22 anni, poi chissà)

Questi momenti mi sono già capitati.

Tornano ciclicamente.

Sono fasi di transizione.

Come se stessi passando da una versione di me a un’altra.

E ogni volta è scomodo.

Perché sarebbe molto più facile non pensarci.

Restare nel flusso.

Non fermarsi mai davvero.

Senza social ho notato ancora di più quanto siano irrilevanti molte cose che consumiamo ogni giorno.

Quante informazioni ci attraversano senza lasciare nulla.

Quanti pensieri non sono nemmeno nostri.

E quanto tutto questo influenzi comunque il nostro animo.

Anche quando pensiamo di esserne al di sopra.

Mi sono sentito centrato.

Solido.

Ma non è per forza una cosa positiva.

Se resti troppo solido, non ti muovi.

E se non ti muovi, non cresci.

Bisogna ascoltare il mondo.

Altrimenti resti fermo.

E a 22 anni, restare fermo è pericoloso.

Se fossi rimasto solido nella mia vita, sarei un deficiente di 22 anni che la pensa come un liceale arrapato.

Quello che però mi porto via da tutto questo è una cosa semplice.

Serve un filtro più forte.

Serve distinguere meglio cosa conta davvero e cosa è solo rumore.

Dobbiamo infittire il nostro filtro nel discernere le scurreggette irrilevanti da quello che davvero conta.

Altrimenti siamo perennemente agitati e connessi in simbiosi con una macchina che fa puzzette, ma che poi alla fine non espleta mai, illudendoci del vero pericolo.

(bella questa metafora sulle feci, stiamo alzando il livello vedo…)


Stare senza social mi ha confermato una cosa.

Che le storie contano zero.

I rapporti autentici contano e se non ci si sente, non è perché siamo spariti da Instagram, ma perché non ci volevamo sentire.

Nulla di male, ci mancherebbe.

I social sono uno strumento.

Mediocre.

Ma è un modo per guardare il mondo.

Da un’approssimazione altissima.

Ma è comunque un modo utile per farlo.

I social sono la realtà?

No.

Tendono allo 0.

Però non significa che sia zero.

C’è un pugno di realtà.

E va comunque osservata.

Conoscendone i limiti.

Sicuramente non passandoci tutte le nostre giornate.

Perché rischiamo l’annullamento.

Un uso breve e consapevole sarebbe ideale.

Ma è difficile.

Lo so.

Però possiamo provarci.

Tutto qui.

Ovviamente non è che togli una cosa del genere e diventi improvvisamente migliore.

Non ho letto 20 libri.

Non sono diventato multimilionario.

Però sì.

Sono arrivato a 11000 coppe su Clash Royale.

Direi indicatore affidabile di dove è finita parte della dopamina.

Però mi è servito.

Avevo bisogno di chiudermi un po’.

Di non guardare fuori.

Di stare dentro.

Ho scoperto lati miei che non vedevo da un po’.

Ho approfondito cose lasciate a metà.

Sono stato ancora di più con chi voglio bene.

Ora è arrivato il momento di uscire dalla bolla.

Ma con qualcosa in più.

Un po’ più di consapevolezza.

Del mezzo.

E di me.

Perché forse questo bisogno di esprimermi non è solo voglia.

Non è solo passione.

Forse nasce anche da qualcosa di meno comodo.

Da un vuoto che provo a riempire.

Da una solitudine che c’è sempre stata.

Anche quando sono in mezzo a mille persone.

Come mi disse qualcuno tempo fa,

di cui non ricordo il nome:

“la consapevolezza è il primo passo”

E un passetto l’abbiamo fatto.

L’ho fatto.

Non come quelli che parlano al plurale e poi non fanno un cazzo.



Bentrovati.

A.L.





P.S.

Avendo un po’ di tempo a disposizione (per ovvi motivi…), mi sono messo a sistemare un po’ il sito, adesso puoi cercare i post che più ti piacciono.

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In caso non avessi Instagram ;)



P.P.S.

Non vi dico ancora nulla,

però nel dubbio tenetevi liberi la mattina del 17 aprile…

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