17 cose che credevo di aver capito
Pubblicato il 7 lug 2026
“Alcune cose le devi vedere tu
Le devi sapere tu, le devi volere tutte
Se lo voglio, mi serve, sì, se mi serve, ce l’ho
Ma che non diventi un’abitudine inutile”
Rkomi, A Milano
Più pensiamo di capire, più non abbiamo capito un cazzo.
Il non detto logora. Ma è una risposta.
Esprimersi fa male. Soprattutto quando non puoi più fingere di essere stato frainteso.
Più una cosa ti mette in imbarazzo perché ti espone davvero, più probabilmente è quella giusta da fare.
Stare bene da soli è molto più difficile di quanto pensassi. Soprattutto dopo aver imparato a stare bene con qualcuno.
Essere interessanti non basta, se non sai raccontarti.
Adoro essere capito. Odio essere semplificato, che è un modo molto semplice per capirmi.
Per quanto ci crediamo egocentrici, non tutti i problemi degli altri dipendono da noi. Facciamocene una ragione.
A volte è necessario lasciare andare. Senza dare troppe spiegazioni.
La qualità del processo conta più del risultato. Ma solo se il processo non diventa un alibi elegante per non arrivare mai.
Difendersi è rispondere ai colpi. Proteggersi è non farsi trovare lì. Il secondo è più importante.
Il senso della sofferenza va cercato anche quando non esiste. Non per trovarlo: per andarsene almeno imparati.
Cerchiamo nell’altro ciò che non abbiamo risolto. Che gusti di merda.
Navigare fa schifo. Ma è necessario. Se però la traversata diventa infinita, forse non è resilienza: forse è il momento di ammutinarsi.
La fatica non sempre ha senso. Spesso è solo un modo per sentirci migliori mentre ci stiamo consumando.
Conoscersi davvero è difficile. Cambiarsi ancora di più. Però restare uguali per comodità è una forma molto educata di marcire.
Il passato e il futuro sono gli anestetici preferiti del presente. Uno ti racconta che ormai è tardi, l’altro che c’è ancora tempo. Entrambi mentono benissimo.
Rileggo la lista e sono abbastanza sicuro di non aver capito un cazzo nemmeno stavolta.
A.L.