La coperta è corta
Pubblicato il 2 dic 2025
Immaginate un pilota in griglia di partenza.
Il piede destro è schiacciato sull’acceleratore.
Il contagiri urla, la macchina trema, pronta a scatenare tutta la sua potenza.
Ma la macchina non si muove.
Il freno a mano è tirato.
Ecco, io mi sento così.
Da parecchio, ormai.
Pur avendo solo ventidue anni.
Mi sono successe tante cose.
Ho avuto la fortuna di conoscere persone straordinarie.
Ministri, diplomatici, grandi manager.
Ragazzi brillanti con la fiamma.
Persone umanamente incredibili.
Persone con hobby tra i più disparati.
Ho visto ambienti diversissimi, dai più umili ai più alti.
Ho ricevuto offerte di lavoro importanti, per molti irrifiutabili.
Banche, consulenza, difesa.
Ho detto di no.
Perché non era il momento.
Ho viaggiato abbastanza.
Ho visto università in tutta Italia e alcune in Europa.
A diciannove anni ho fatto una summer school in un ateneo importante.
Mi ha sempre affascinato guardare fuori per guardarmi meglio dentro.
Ho vinto competizioni ingegneristiche e hackathon.
Ho fatto debate in ambienti istituzionali.
Ho partecipato a convegni di ogni tipo.
Ho ascoltato discussioni su tutto: finanza comportamentale, macroeconomia, automotive, tech, intelligenza artificiale (quando ancora non era cool) e perfino public speaking (un ingegnere con le scienze molli, male male).
Credo di aver perso il conto.
Ho sempre osservato il mondo in modo attivo.
Come dice mio padre, di “stare sul pezzo”.
E io sul pezzo ci sono sempre stato.
Sulle cose che mi interessano, ovviamente.
Uomini e donne non è tra queste.
Mi ha sempre affascinato fare le cose difficili.
Ho sempre scelto la via più complicata.
Ne ho pagato il prezzo, ma mi sono sempre preso la responsabilità delle mie scelte.
Ho portato a termine ogni cosa importante che ho iniziato.
Ho scelto forse la facoltà più difficile che una persona come me potesse scegliere.
Ingegneria.
Si, gestionale.
Ma sempre ingegneria, giusto?
Sono sempre uscito dalla mia zona di comfort.
Forse anche troppo.
Ricordo un amico che un giorno mi disse:
“Non è che forse stai scappando?”
Mi spiazzò.
Ma forse aveva ragione.
Sono sempre andato oltre.
Al liceo scelsi la classe in cui non conoscevo nessuno.
All’università mi sono iscritto lontano da casa, dove conoscevo pochissime persone.
Il nuovo mi ha sempre attirato.
A posteriori, forse cercavo nel nuovo qualcosa di me che non andava.
Può darsi.
Ma conoscere nuove persone, nuove prospettive, nuove realtà mi ha reso quello che sono.
Quello che ho imparato crescendo è che per fare qualcosa di grande devi saper frenare.
Frenare le opportunità.
Frenare le persone.
Frenare le distrazioni.
Tutto ha un costo.
E la verità è che la coperta è corta.
Estremamente corta.
Nell’ultimo anno ho imparato a dare priorità.
Non possiamo fare tutto.
Dobbiamo rispettare religiosamente ciò che conta.
Se fai tutto, rischi di fare tutto male.
Devo fare poche cose.
Ma poi mi sembra di fare poche cose.
Vorrei fare tanto.
Vorrei fare tutto.
Ma non si può fare tutto.
Devo scegliere.
Cosa studiare, cosa approfondire, come usare il mio tempo.
E a volte mi perdo nella procrastivity, quella crasi tra procrastination e creativity.
Faccio cose profonde, potenzialmente utili, ma che in quel momento non sono la priorità.
Sono il re delle attività apparentemente inutili che però mi arricchiscono.
Entro in deep dive continui.
Ma ho delle priorità.
La coperta è corta.
Questi deep dive mi arricchiscono, è vero.
Ma devo frenarmi, altrimenti è finita.
Lotto ogni giorno con la sensazione di voler fare tutto.
Ma è solo capire che ci sono delle priorità che ti fa arrivare a destinazione.
Devo concentrarmi su quelle.
Anche se a volte vorrei mettermi a studiare teoria dei segnali solo per scrivere un post del cazzo.
Ma non posso.
O forse posso, ma centellinando il tempo.
O togliendolo ad altro.
Vorrei approfondire, viaggiare, scoprire nuovi posti, conoscere altre persone straordinarie, entrare in ambienti nuovi.
Ho avuto la possibilità di farlo.
Ma qual è il costo opportunità?
È un costo o un’opportunità?
Dipende.
Dipende dal momento della vita.
C’è stato un tempo in cui era un’opportunità.
Ora, il costo opportunità è molto più alto.
Più passa il tempo, più il peso di ogni scelta aumenta.
E questa cosa la capisci solo crescendo.
Chi nasce con quella fiamma, quel desiderio di fare tanto, deve accettare una verità scomoda: non possiamo fare tutto.
Dobbiamo fare poco.
O perlomeno trovare presto ciò che vogliamo diventare e spingere forte in quella direzione.
Per una mente poliedrica come la mia è difficile.
Vorrei fare tutto.
Conoscere tutto.
Vedere tutto.
Ma non posso.
Non adesso.
Non me lo posso permettere.
A volte mi chiedo:
Starò sbagliando?
E se mi sbagliassi?
Se tutte queste opportunità, questi incontri, tutto ciò che ho vissuto, alla fine fossero inutili?
Se sognare in grande fosse solo una cazzata da egoisti?
Non lo so.
So solo che ho vissuto tanto e spero di vivere ancora di più.
Ho sempre portato con me questo fardello, questa necessità di frenarmi per poi partire al momento giusto.
Ma qual è il momento giusto?
Esiste davvero un momento giusto?
Quando partirò?
E se a forza di frenare, quando finalmente rilascio il freno la macchina non parte?
E se mi fermassi?
E se mi bloccassi?
Ho sempre ammirato la complessità.
Ma se poi non riuscissi ad abbracciarla?
Se il mondo del lavoro fosse troppo?
Se le grandi cose fossero troppo?
E se non ce la facessi?
Sono pur sempre un ragazzo di ventidue anni.
Sulla carta siamo tutti bravi, ma poi a stringere?
C’è una citazione che ho trovato in uno dei miei deep dive notturni:
“Preparing to do the thing isn’t doing the thing.
Scheduling time to do the thing isn’t doing the thing.
Making a to-do list for the thing isn’t doing the thing.
Telling people you’re going to do the thing isn’t doing the thing.
Messaging friends who may or may not be doing the thing isn’t doing the thing.
The only thing that is doing the thing is doing the thing.”
Saremo mai in grado di fare?
O sappiamo solo progettare?
Non lo so.
Spero solo che la macchina non si spenga mentre tengo il freno tirato.
Spero di restare curioso.
Perché è meglio frenarsi, che non aver mai avuto la potenza per partire.
E questo, nel bene e nel male, è un motore che non puoi spegnere.
Puoi solo imparare a guidarlo.
Riflettete sulla vostra coperta.
E siate consapevoli che non esiste una coperta che ci copra interamente dal freddo.
Qualche parte scoperta rimane sempre.
Però, a pensarci bene, esistono anche i termosifoni…
A presto.
A.L.