Un anno dopo
Pubblicato il 7 giu 2026
1 anno.
Chi l’avrebbe mai detto che avrei continuato a scrivere per così tanto tempo…
Sono successe tante cose.
Ho pensato molto.
(perché a scrivere ci vuole poco)
Ho riordinato le mie idee.
Ho provato a trasmettervi emozioni che stavo vivendo in quel momento.
Sensazioni.
Paure.
Dubbi.
Tanti dubbi.
Tranne i rari casi in cui ho voluto estremizzare per ironizzare, o quando parlavo di opinioni su cui ero realmente convinto.
Mi sono sempre posto il dubbio.
Sono pieno di dubbi.
Perché nascondervelo?
Non mi sono mai nascosto.
Perlomeno non troppo.
Ho provato in tutti i modi a essere il più autentico possibile.
Ad essere vulnerabile.
Come mai avevo fatto fino ad allora.
Mi ha permesso di conoscermi.
Di approfondirmi.
Di scavare a fondo nella mia identità.
Fino addirittura a metterla in dubbio.
Mi sono scontrato con i miei demoni.
E voi avete preso parte a questo continuo scontro.
Tra le mie variegate e camaleontiche identità.
Tra le mie continue tesi, antitesi e sintesi.
Sintesi sempre migliorative.
Pronte a diventare nuove tesi.
Pronte a essere di nuovo dibattute.
Per arrivare a un nuovo pensiero ricorsivo.
Tante idee le ho cambiate.
Figlio degli accadimenti della vita.
Del crescere.
Dell’imparare.
Del riflettere.
Del discutere.
Grazie a tutti voi.
Per aver letto.
Per avermi scritto.
Per aver discusso insieme.
Per le belle parole.
Per le risate fatte insieme alle mie battutine del cazzo.
Per chi c’è stato fin dall’inizio.
Per chi ha visto una crescita non solo nella scrittura e nelle argomentazioni.
Ma anche, semplicemente, a livello personale.
Quest’anno ho finalmente preso di petto situazioni della vita che non mi facevano stare bene.
Cose che mettevo sotto il tappeto.
Coprendole e riempiendo la mia vita più che potevo.
Cercando in modo affannato e spasmodico di non pensarci.
Dal 4 maggio 2025 ho detto no.
Basta.
È il momento di affrontare la vita.
E tutto è partito dall’esprimermi in modo diverso.
Non più soltanto con la mia cerchia stretta.
Ma con tutti coloro che si sono sentiti parte della mia vita.
Che si sono immedesimati.
Che hanno pensato:
“Ma questo sta fuori!”
(si)
Che hanno detto:
“Quanto è profondo!”
(si)
Aprirmi, a modo mio, mi ha permesso di farmi conoscere davvero per quello che sono.
Con dei filtri.
Che ci sono.
Ma che oggi sono nettamente più sottili.
Parlare con le parole scritte è affascinante.
Permette di raccontarsi in modo indelebile.
Rimane.
Può essere riletto.
Reinterpretato.
Può assumere una chiave diversa a seconda del momento della vita.
Ho provato a descrivermi.
Ed è stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto.
Provo una difficoltà immensa nell’identificarmi.
Delle cose le ho capite.
Altre sono ancora un profondo mistero.
E figurati se riuscivo a spiegarle agli altri.
A spiegarmi.
Ho provato in tutti i modi a trasmettere la mia essenza.
Non so se per puro egoismo.
O perché credo davvero che stimolare un pensiero faccia crescere.
Che i social tradizionali non ci stiano lasciando più nulla.
Colpa di questo continuo rumore che si propaga nelle nostre vite.
Ho provato a lasciare il mio segnale in mezzo a tutta questa marmaglia.
Per carità…
Avrò scritto anche io rumore insignificante.
Ma in mezzo a quella pila di panni sporchi, credo ci sia qualche idea.
Qualche sintesi.
Qualcosa di degno di essere letto.
Sono davvero felice.
Di avere la possibilità di essere ascoltato.
Di provare a essere capito.
E che tutto questo non sia servito solo a me.
Ma che vi abbia incuriosito.
Emozionato.
Fatto pensare.
Messo in dubbio.
Che poi è l’unico modo per crescere.
Per provare a cambiare la propria vita.
Per provare a cambiare il mondo che ci circonda.
Non esistono percorsi già preimpostati.
Esistiamo noi.
Che in modo unico viviamo giorno per giorno.
Scegliendo, in modo razionale e non, le nostre azioni quotidiane.
Cercando di metterle insieme e di dare loro una direzione.
Io non sapevo che direzione avrei voluto dare a tutto questo.
Probabilmente non lo so neanche adesso.
Non so se rimarrà un diario pubblico.
Se costruirò delle diramazioni editoriali.
Non lo so.
E figurati allora.
Avevo solo il desiderio di provare a mettermi a nudo.
È tutto partito da una singola azione.
Ripetuta n volte.
Che mi ha portato qui.
Dove sono ora.
A volte la strategia.
Il dare una direzione.
Una vision.
Conta zero.
Bisogna partire.
“Always produce”, direbbe il mio caro Paul Graham.
Agire senza pensarci troppo.
Pubblicare.
E poi la direzione verrà da sé.
Questo per dirti cosa?
Che in questo anno ho amato.
Sofferto.
Odiato.
Non capito.
Sperimentato.
Avuto paura.
Imparato tantissimo.
Sono stato felice.
Triste.
Arrabbiato.
Malinconico.
Euforico.
E tante di queste emozioni, e tante di queste cose accadute, non sarebbero mai successe se quel giorno in biblioteca non avessi detto:
“Ok. Mi apro un blog. Fanculo.”
Probabilmente nemmeno mi conosceresti.
Penseresti che sia l’Andrea Lenzi simpatico, quello che parla con tutti, e altre puttanate del genere…
Non sarei arrivato dove sono adesso.
Essere vulnerabili ti espone.
Ti fa provare tutto più intensamente.
Nel bene e nel male.
Ma logorarsi dentro una corazza è peggio.
“Esprimetevi.
Apritevi.
Trovate il vostro modo.
Io ho aperto un blog.
Fatevi un blog, se volete.
(non fatelo in troppi che poi ho troppa concorrenza…)
A qualcuno non interesserete.
A qualcuno non piacerete.
Ma prima o poi qualcuno vi capirà.”
E soprattutto agite.
In modo imperfetto.
Senza strategia.
Tentate.
L’unico modo per imparare a correre è correndo.
E con la corazza si corre male.
Siate voi stessi.
Anche quando una talpa nell’orecchio vi dice che forse siete voi il problema.
Che nessuno vi capisce.
Che non vi meritate comprensione.
Non è vero.
Siete voi che non vi aprite.
Come pensate di poter essere compresi?
A voi.
A te.
All’Andrea del futuro.
Da un Andrea più saggio.
Ma mai abbastanza…
A presto.